È un valsassinese “doc” - l’introbiese fratel Felice Tantardini, missionario laico per quasi 70 anni nell’ex Birmania, morto nel 1991 all'età di 93 anni - il personaggio che il Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) ha scelto come icona di riferimento, nell’anno che l’istituto intende dedicare alla figura del missionario a vita. Domenica 8 ottobre, proprio a Introbio, ha preso solennemente il via l’anno speciale voluto dal Pime, alla presenza del Superiore generale, padre Ferruccio Brambillasca, del Vicario generale, padre Davide Sciocco e di una folta rappresentanza di padre, di missionari laici, di suore dell’Immacolata e di laici dell'ALP. Erano presenti anche numerosi ospiti della casa di riposo di Rancio.

Per l’occasione, è stata inaugurata anche la mostra “Martello, Rosario e pipa”, realizzata dal giornalista Gerolamo Fazzini e dalla grafica Mariangela Tentori (Teka Edizioni): un itinerario fotografico - moderno e accattivante - che ripercorre la vicenda e presenta il messaggio di fratel Tantardini, corredato da testimonianze di confratelli dell’epoca e di frasi del missionario valsassinese. Ai fedeli è stato inoltre distribuito un supplemento dedicato a Tantardini e ai missionari laici del Pime che accompagna il numero di ottobre di “Mondo e Missione”: una delle tante iniziative che il Pime ha messo in campo per far conoscere la santità nascosta di questo umile ma straordinario figlio della Valsassina.

Va ricordato, infine, che l'autobiografia di fratel Tantardini, riedita dalla Emi di recente, si intitola “Il fabbro di Dio”, ma fratel Felice è noto anche col soprannome di “santo col martello”, titolo di un fortunato volume a lui dedicato da padre Piero Gheddo (Emi). Fratel Felice Tantardini per tutta la vita ha fatto il missionario a modo suo, col martello in mano: fabbro, falegname, tuttofare, ha costruito in varie missioni della Birmania scuole, conventi, chiese…

La sua è stata una modalità di testimonianza missionaria vissuta nell’umiltà, nel servizio e nella dedizione agli altri: tutti valori che ancora oggi risultano attualissimi e debbono continuare a caratterizzare la figura del missionario laico, come ha ricordato il Superiore generale nell’omelia della Messa solenne che ha aperto la giornata di Introbio.